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Putonghua obbligatorio a scuola: la Cina vara la stretta linguistica del 2026

Tra gennaio e luglio 2026, due leggi hanno ridefinito il ruolo del mandarino standard in Cina: obbligo scolastico dalla materna, nuove norme su web e pubblicità, e clausole extraterritoriali che accendono il dibattito globale.

Legge putonghua Cina 2026

Il 2026 sarà ricordato come l'anno in cui la Cina ha riscritto le regole della propria lingua. Due leggi, entrate in vigore a distanza di sei mesi, hanno trasformato il putonghua (普通话, pǔtōnghuà, "lingua comune") da standard di fatto a obbligo codificato, con implicazioni che vanno ben oltre la scuola.

La prima legge: la lingua entra nel digitale

Il 27 dicembre 2025, l'Assemblea Nazionale del Popolo ha approvato la prima revisione in 25 anni della Legge sulla lingua parlata e scritta standard nazionale (国家通用语言文字法, guójiā tōngyòng yǔyán wénzì fǎ). Entrata in vigore il 1° gennaio 2026, la legge passa da 4 capi e 28 articoli a 5 capi e 32 articoli.

Le novità più significative riguardano il cyberspazio: per la prima volta, giochi online, pubblicazioni digitali e piattaforme di rete devono usare il putonghua come lingua di base. Anche le etichette merci e le inserzioni pubblicitarie sono tenute all'obbligo. Viene inoltre istituita la terza settimana di settembre come "Settimana nazionale di promozione del putonghua".

La legge introduce anche disposizioni per l'informatizzazione e lo sviluppo intelligente della lingua nazionale, e stabilisce che l'insegnamento del cinese all'estero (国际中文教育, guójì zhōngwén jiàoyù) deve basarsi esclusivamente sul putonghua.

La seconda legge: scuola e identità

Se la prima legge aggiornava le norme esistenti, la seconda ha segnato un vero cambio di paradigma. Il 12 marzo 2026, l'Assemblea Nazionale ha approvato la Legge sulla promozione dell'unità e del progresso etnico (民族团结进步促进法, mínzú tuánjié jìnbù cùjìn fǎ), entrata in vigore il 1° luglio 2026.

L'articolo più discusso è il 15, che impone: "I bambini in età prescolare devono imparare il putonghua; gli adolescenti che completano l'istruzione obbligatoria devono padroneggiare sostanzialmente la lingua nazionale comune."

Il putonghua diventa la lingua primaria di insegnamento in tutte le scuole, dalle materne alle superiori, comprese quelle nelle regioni autonome (Tibet, Xinjiang, Mongolia Interna, Guangxi, Ningxia). Tutti gli uffici pubblici devono usarlo come lingua di lavoro.

La legge introduce anche il concetto di "coscienza condivisa della comunità della nazione cinese" (中华民族共同体意识, zhōnghuá mínzú gòngtóngtǐ yìshí), e autorizza clausole extraterritoriali per perseguire individui e organizzazioni all'estero accusati di minare l'unità etnica.

L'impatto su dialetti e minoranze

Con oltre l'80% della popolazione che già parla putonghua (dati Ministero dell'Istruzione 2025), la legge mira a colmare il divario per i circa 400 milioni di persone che ancora non lo padroneggiano. Ma l'impatto più forte si avverte sulle lingue minoritarie e sui dialetti storici.

Per il cantonese (广东话, guǎngdōnghuà), già in calo nei media del Guangdong dal 2020, la legge rappresenta un'ulteriore compressione. Per lo shanghainese, il dialetto wu di Shanghai, la sostituzione linguistica generazionale si accelera. E per lingue come l'uiguro, il tibetano, il mongolo e lo zhuang, l'obbligo del putonghua come veicolare riduce drasticamente lo spazio per l'insegnamento bilingue.

Il Council on Foreign Relations (CFR) definisce la legge come il passaggio dal modello storico di "autonomia etnica" a un modello di "assimilazione centralizzata". La risposta cinese è che la standardizzazione linguistica è strumento di pari opportunità, mobilità sociale e coesione nazionale.

Le reazioni internazionali

La comunità internazionale ha reagito con preoccupazione. New York Times e BBC parlano di "legge di assimilazione". Germania, Australia, Regno Unito e Belgio hanno sollevato obiezioni sulle clausole extraterritoriali. Attivisti uiguri e tibetani denunciano "cancellazione culturale" e "genocidio linguistico" nei forum ONU.

Dall'altro lato, Pechino difende le leggi come necessarie per l'armonia multietnica e lo sviluppo del mercato unico nazionale. La domanda, per linguisti e osservatori, è se sarà possibile trovare un equilibrio tra standardizzazione linguistica e tutela della diversità culturale in un Paese che conta 56 gruppi etnici riconosciuti e centinaia di dialetti locali.

Glossario

  • 普通话 (pǔtōnghuà, "lingua comune") - Il mandarino standard basato sul dialetto di Pechino, promosso come lingua nazionale ufficiale della Cina.
  • 国家通用语言文字法 (guójiā tōngyòng yǔyán wénzì fǎ, "legge sulla lingua parlata e scritta standard nazionale") - La legge che disciplina l'uso del putonghua come lingua nazionale, rivista per la prima volta dal 2000.
  • 中华民族共同体意识 (zhōnghuá mínzú gòngtóngtǐ yìshí, "coscienza condivisa della comunità della nazione cinese") - Concetto introdotto dalla nuova legge che promuove un'identità nazionale unitaria.
  • 方言 (fāngyán, "lingua regionale/dialetto") - Termine cinese per indicare le varietà linguistiche locali, spesso non mutuamente intelligibili col putonghua.

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