"Figli a tempo pieno": tre anni dopo, i giovani cinesi tornano a cercare lavoro
Nati come risposta alla disoccupazione giovanile record, i 'full-time children' — giovani pagati dai genitori per stare a casa — oggi rientrano nel mercato del lavoro. Un viaggio tra numeri, storie e nuovi termini di una generazione che non molla.
Nel 2023, mentre la disoccupazione giovanile in Cina toccava il record del 21,3%, un nuovo termine cominciò a circolare sui social cinesi: 全职儿女 (quánzhí érnǚ — figli a tempo pieno). Descriveva giovani laureati che, impossibilitati a trovare lavoro o esausti dalla competizione estrema del mercato, tornavano a vivere con i genitori e ricevevano uno stipendio mensile — dai 1.000 ai 5.000 yuan (circa 130-650 euro) — in cambio di faccende domestiche, assistenza ai nonni e gestione della famiglia.
Tre anni dopo, il fenomeno si è evoluto. Secondo un report del South China Morning Post del maggio 2026, molti di questi full-time children stanno lentamente rientrando nel mercato del lavoro, spinti da un mix di fattori: l'esaurimento delle pensioni dei genitori come fonte di sostentamento, la pressione sociale e una timida ripresa del mercato occupazionale in alcuni settori. La professoressa Zhang Dandan dell'Università di Pechino ha calcolato che, se i full-time children fossero conteggiati come disoccupati, il tasso reale di disoccupazione giovanile sarebbe più che doppio rispetto al dato ufficiale.
Da tang ping a bai lan: un vocabolario della disillusione
Il fenomeno dei full-time children è solo l'ultima evoluzione di un lessico giovanile che racconta il rapporto conflittuale con il lavoro e il futuro. Nel 2021 era esploso il 躺平 (tǎng píng — sdraiarsi) come rifiuto della competizione sfrenata del 内卷 (nèi juǎn — involuzione). Poi arrivò il 摆烂 (bǎi làn — lasciar marcire), un termine mutuato dal gergo sportivo NBA che indica l'abbandono strategico di ogni ambizione.
Oggi il dibattito si è spostato su un nuovo termine: 班味 (bān wèi — odore di lavoro), che descrive il logoramento fisico e mentale di chi è intrappolato in un impiego insoddisfacente. Una recente inchiesta di Futura Network descrive questi fenomeni come parte di un "sinopessimismo" dilagante — la sensazione che l'impegno individuale non basti più a migliorare la propria condizione.
Un esercito silenzioso
Le stime sul numero esatto di full-time children sono difficili da quantificare, ma i segnali sono ovunque. Su Xiaohongshu (小红书), l'app preferita dalla Gen Z cinese, l'hashtag #全职儿女 conta centinaia di milioni di visualizzazioni. I post raccontano lezioni di cucina imparate dalla mamma, risparmi accumulati, sensi di colpa e piani per il futuro.
La novità del 2026 è che molti stanno ricominciando a cercare lavoro. Non come tre anni fa — con l'illusione del posto fisso o della carriera nella tecnologia — ma con un approccio più pragmatico. Lavori part-time, freelance, micro-imprese online. Qualcuno ha trasformato l'esperienza di assistenza familiare in una professione nel settore dell'elderly care, uno dei pochi in crescita in una Cina che invecchia rapidamente.
Il fenomeno dei full-time children non è solo una curiosità sociologica: è uno spaccato di una generazione che, tra competitività estrema e mancanza di prospettive, sta riscrivendo le regole del lavoro e della vita adulta in Cina.
Glossario
- 全职儿女 (quánzhí érnǚ — figli a tempo pieno) - giovani che ricevono uno stipendio dai genitori in cambio di faccende domestiche e assistenza familiare.
- 躺平 (tǎng píng — sdraiarsi) - movimento di rifiuto della competizione lavorativa e sociale, nato nel 2021.
- 内卷 (nèi juǎn — involuzione) - competizione estrema e improduttiva, tipica del mercato del lavoro cinese.
- 摆烂 (bǎi làn — lasciar marcire) - abbandono strategico di ogni ambizione, mutuato dal gergo NBA.
- 班味 (bān wèi — odore di lavoro) - logoramento fisico e mentale causato da un impiego insoddisfacente.
- 小红书 (xiǎohóngshū — libretto rosso) - popolare piattaforma social cinese, punto di riferimento per la Gen Z.
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